ALLA SCOPERTA DEI FONDALI DEL SALENTO

ALLA SCOPERTA DEI FONDALI DEL SALENTO

ALLA SCOPERTA DEI FONDALI DEL SALENTO

La Puglia per la sua posizione strategica è stata nel passato un importante crocevia per le navi romane, bizantine, veneziane, arabe che trafficavano nelle acque del mar Mediterraneo, anche affrontando lunghe traversate, e dovendo combattere tempeste. Infatti rispetto a oggi in cui le navi hanno tecnologie tali da poter far fronte al mare in tempesta, nel passato molte imbarcazioni fatte di legno e materiali più fragili, non facevano più ritorno, trascinate negli abissi più profondi.

UN MUSEO SOTT’ACQUA

Immaginiamo che il livello dell’acqua si abbassasse fino al livello del fondale, cosa verrebbe fuori? Se ci troviamo in Salento, scopriremmo un mondo sommerso di opere archeologiche dal grandissimo valore, che testimonia la storia del passato e il passaggio di epoche diverse. Purtroppo l’archeologia subacquea è ancora poco sviluppata, perché si considera l’archeologo come lo studioso delle “pietre” e non dei fondali; anche se negli ultimi periodi si stanno ottenendo alcuni fondi dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.

Con le immersioni infatti sono venute alla luce numerosi relitti nascosti nel mare per moltissimo tempo; dice Ettore De Juliis, professore ordinario di Archeologia classica presso l’Università di Bari: “In Puglia possono essere annoverati alcuni importanti interventi di esplorazione e di scavo subacquei, da parte di stranieri prima, e di italiani poi, che appaiono però ancora abbastanza radi e soprattutto discontinui”.

I TESORI NASCOSTI

Grazie alle acque cristalline del Salento, molti di questi tesori sono visibili anche dall’alto. Ad esempio un video fatto con un drone svela le colonne greco-romane sul fondale di Porto Cesareo, lì da quasi duemila anni. Dopo le operazioni di scavo risalenti al 1960, si è scoperto che le colonne sono infatti risalenti al II secolo d. C., realizzate in marmo cipollino, e probabilmente dovevano essere state trasportate da una nave salpata dall’isola greca di Eubea, poi affondata a causa di una mareggiata. Insieme alle colonne sono state rinvenute delle anfore e altri reperti ora conservati nel Castello Aragonese di Taranto.

I TESORI NASCOSTI
I TESORI NASCOSTI

Altre scoperte sono state fatte nel 1971 nelle acque di Porto Badisco, dove è stato trovato a circa 33 metri di profondità il relitto di una nave oneraria romana, insieme ad alcune anfore “apule”, di età tardo-repubblicana. Successivamente nel 1982, al largo di San Cataldo, è stata recuperata un’ancora bizantina di ferro e, nello stesso anno, a Marina di Porto, sono stati ritrovati alcuni frammenti di anfore del III-II secolo a.C.

Sempre in quegli anni, sull’altro versante, in prossimità di Santa Caterina (Gallipoli), venne trovato un relitto di una nave e moltissime anfore. Fu attivata una operazione di studio molto accurata fatta dalla Soprintendenza Archeologica coadiuvata dall’aiuto del Nucleo Carabinieri Sommozzatori di Napoli, e si venne a scoprire che la nave trasportava delle anfore greco-italiche del III secolo a.C. Esse erano rivestite internamente di pece, perciò si ipotizza contenessero vino. Se ci si inoltra verso l’Isola Grande, ci si trova davanti ai resti di una villa romana. La quantità di reperti archeologici nascosti in queste acque ci lascia a bocca aperta, e chissà quanti altri tesori si trovano lì sotto che non sono stati ancora scoperti!